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Angrilli Massimo
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PAESAGGI IDENTITARI D'ABRUZZO

 

Definibili come specifiche totalità contestuali, generate dai sistemi di risorse identitarie locali e dai modi con i quali queste si connettono reciprocamente, i paesaggi identitari d’Abruzzo fanno riferimento alle grandi strutture geografiche e morfologiche regionali, fondamentali nel definire i principali caratteri del paesaggio abruzzese. A partire dalle descrizioni fornite dai geografi si riconoscono nel territorio regionale quattro grandi regioni geografico-morfologiche. La prima è individuabile in quella fascia di territorio costiero-collinare compreso tra le quote altimetriche 0-500 metri, dove la quota dei 500 metri è la quota che individua l’orizzonte climatico-vegetazionale che caratterizza il sistema litoraneo del cosiddetto Abruzzo marittimo. Caratterizzata per le colture agrarie dell’uva e dell’olivo, oltre che delle piante da frutto e del frumento, e per lo sviluppo insediativo, in questa prima geografia della costa e delle colline ricadono tre dei quattro capoluoghi di provincia della regione: Teramo, Pescara e Chieti. Tra le quote di duecento e trecento metri sono localizzati tutti i maggiori insediamenti accentrati della costa: Atri, Penne, Città S. Angelo, Lanciano e Atessa. Questa è, inoltre, la parte di territorio regionale che si caratterizza per la presenza del sistema collinare litoraneo; un sistema i cui valori e caratteri identitari sono stati fino ad oggi poco considerati e che nel nuovo piano assumeranno grande rilevanza.
Alle spalle della geografia della costa e della collina si individua la seconda geografia, definita delle grandi cordigliere. Qui prevale la lettura morfologica, che riconosce nella catena orientale dei monti Laga-Gran Sasso e Maiella-Morrone la barriera che storicamente ha separato i due grandi ambienti di cui si compone l’Abruzzo; l’Abruzzo marittimo o adriatico (Subappennino) e l’Abruzzo montano (alto Appennino). Questa geografia dispone i due principali gruppi dell’Appennino abruzzese che con il Corno Grande (m. 2912) del Gran Sasso d’Italia tocca la vetta più alta della penisola. Si tratta inoltre della catena montuosa più ravvicinata alla linea di costa, una condizione questa peraltro che caratterizza fortemente l’identità dell’Abruzzo.
Alle spalle delle grandi cordigliere si individua la geografia delle conche e degli altopiani interni, racchiusa appunto fra le catene orientale (cordigliera) e quelle dell’appennino interno. Le conche vallive dell’Aquila e di Sulmona, che insieme formano il cosiddetto Altopiano Abruzzese, insieme ai Monti del Velino Sirente e alla valle dell’Aterno ne costituiscono la componente più significativa.
Oltre la geografia delle conche e degli altopiani interni si distende la geografia dominata dalla conca del Fucino. La grande piana della bonifica, cinta a occidente dalle montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo e dai monti Simbruini-Ernici, definisce i caratteri principali di questa ultima regione dell’Abruzzo interno.

L’articolazione primaria del paesaggio regionale può dunque essere ricondotta alle seguenti quattro regioni geografico-morfologiche: geografia della costa e delle colline, compresa tra la linea di costa e la collina alla quota di 500 metri; geografia delle grandi cordigliere, corrispondenti ai monti Laga-Gran Sasso, e Maiella-Morrone; geografia delle conche e degli altopiani interni, ricompresi tra le cordigliere e l’appennino interno (Monti del Velino Sirente – Monti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise); geografia del Fucino e dei Campi Palentini.

All’interno delle quattro geografie si riconoscono alcune grandi dominanti: quella insediativa per la geografia della costa e della collina; quella morfologico-naturalistica per la geografia delle grandi cordigliere; quella storica per la geografia delle conche e degli altopiani interni; quella agricola per la geografia del Fucino e dei Campi Palentini.
Alla luce di queste distinzioni si evidenzia una ulteriore articolazione del territorio in paesaggi identitari regionali, costituenti ambiti territoriali, dai contorni volutamente sfumati, caratterizzati da differenti sistemi di relazioni tra valori di identità, sistemi di permanenze storico-culturali, risorse fisico-naturalistiche, assetti funzionali, assetti economico-produttivi e risorse sociali e simboliche.

Attraverso l’identificazione dei paesaggi identitari regionali emergono le differenze che sostanziano l’immagine stessa dell’Abruzzo. Differenze che costituiscono la stessa ricchezza del patrimonio paesaggistico regionale, il cui registro muta passando per una vasta gamma di “dimensioni identitarie”: i paesaggi costieri; i paesaggi dei versanti collinari; i paesaggi dei parchi nazionali e regionali; i paesaggi rurali; i paesaggi industriali e artigianali; i paesaggi turistici; i paesaggi urbani e periurbani; i paesaggi infrastrutturali. I caratteri di ciascuno dei paesaggi identitari derivano dalla combinazione, nelle lunghe durate, delle matrici di conformazione morfologica e da quelle della storia, e naturalmente dalle loro relazioni. Le vicende dell’insediamento umano in Abruzzo si sono differenziate in funzione delle diverse microregioni in cui si articola il territorio regionale e sembrano seguire ancora traiettorie di sviluppo diversificate.

Procedendo dalla costa verso l’interno: i paesaggi identitari regionali appartenenti alla “geografia della costa e della collina” sono caratterizzati dalle dinamiche socio-economiche dello sviluppo. In questi paesaggi la dominante identitaria è infatti prevalentemente legata agli insediamenti, alla trama fitta dei collegamenti ed agli usi, prevalentemente antropici, del suolo, compresa l’agricoltura, caratterizzante in modo particolare i versanti collinari. I paesaggi ricompresi nella geografia della costa e della collina hanno diversi matrici geo-morfologiche e in base a questa distinzione si possono articolare in “paesaggi costieri”, “paesaggi fluviali” e “paesaggi collinari”. I paesaggi costieri sono suddivisi in due grandi “sezioni”, quella nord, della “costa teramana e pescarese” e quella sud, della “costa teatina”. La distinzione è frutto delle differenti caratteristiche morfologiche della costa (prevalentemente bassa e sabbiosa quella a nord; scoscesa e rocciosa o ghiaiosa quella a sud) e delle forme di insediamento che vi si sono sviluppate nel tempo, oltre che dall’intensità di antropizzazione e dal grado di naturalità residua. I paesaggi della costa nord presentano un maggior grado di urbanizzazione e la figura dominante del paesaggio è quella della città lineare costiera che dall’Emilia prosegue idealmente senza soluzioni di continuità. I tratti che conservano caratteristiche di naturalità residua (dando per scontato che per natura vada intesa una sorta di “seconda natura”, pensata ed imposta dall’uomo, come nel caso delle pinete marittime) sono minimi e soggetti a pressioni continue da parte dell’edificato. I paesaggi della costa sud presentano viceversa maggior rilevanza naturalistica, oltre ad una maggiore capacità di evocazione dell’identità dell’Abruzzo, come appare dalla ricorrente presenza dell’immagine della costa dei trabocchi nelle diverse campagne di marketing e di promozione turistica intraprese dalla regione. La maggiore rilevanza della costa sud in termini di contenuti naturalistici e capacità di evocazione dell’identità regionale è testimoniata dalla proposta di “Parco della Costa Teatina”.

Dalla individuazione dei paesaggi identitari regionali emerge il riconoscimento, oltre che dei paesaggi degli altopiani, dei paesaggi collinari, che nel piano vigente non compaiono tra le aree interessate dalle tutele paesaggistiche. Questa innovazione, frutto dell’applicazione dei principi della Convenzione Europea del Paesaggio e del Codice Urbani, che impongono l’estensione dell’interesse del Piano Paesaggistico all’intero territorio regionale, colma una importante lacuna e fa avvertire come una urgenza la predisposizione di politiche di governo del paesaggio collinare e degli altopiani montani (che non deve tradursi solo in apposizione di nuove tutele e vincoli). Portatori significativi dell’identità regionale le colline adriatiche, in questi anni di assenza di tutele paesaggistiche, hanno subito l’attacco degli interessi edilizi e di attività produttive e di sfruttamento del suolo che ne hanno alterato le qualità paesaggistiche tramandate nel tempo, senza introdurne di nuove. Per essi, tuttavia, l’identità prevalente è ancora quella tramandata dai processi storici di conformazione del paesaggio, sia in relazione al sistema dei centri collinari sia in relazione alle attività agricole. Rispetto ai paesaggi della costa e ai paesaggi fluviali, i paesaggi collinari sono, all’interno di questa prima geografia, i paesaggi che presentano un maggior grado di integrità, dove per integrità si intende una condizione del patrimonio che tiene conto del livello di compiutezza delle trasformazioni subite nel tempo; della chiarezza delle relazioni storico-paesistiche; della leggibilità dei sistemi di permanenze; del grado di conservazione dei beni puntuali. La dominante storico-culturale nei paesaggi collinari, con gradi diversificati per i quattro paesaggi collinari riconosciuti nella carta dei paesaggi identitari (Colline teramane; Colline di Penne e Loreto; Colline di Chieti e Lanciano; Colline di Vasto) è in larga parte connessa al patrimonio storico e artistico rappresentato dai centri e dai borghi di crinale. In questa parte del territorio abruzzese si concentrano infatti numerosi centri storici (Atri, Penne, Loreto Aprutino, Città S. Angelo, Lanciano, ecc.) i cui valori artistico-culturali sono tra i valori fondamentali per la identità regionale. Il territorio collinare esprime inoltre altre importanti valenze, in particolare quelle dell’agricoltura e delle colture di qualità che negli anni recenti hanno inciso profondamente sulla percezione della identità regionale. Le colline litoranee sono infatti sede delle più importanti produzioni di olio e di vino di qualità, con una superficie investita per la produzione dei vini DOC che si concentra nell’area della provincia di Chieti e con le produzioni di olio DOP delle colline Aprutino-Pescaresi; delle Colline Teatine e delle Colline Teramane (Pretuziano).

Nella geografia della costa e della collina sono compresi i paesaggi fluviali, in particolare quelli della “valle del Pescara” e della “valle del Sangro”, inclusi tra i paesaggi identitari regionali. Sono paesaggi caratterizzati dalla struttura morfologica delle aste fluviali e soprattutto dalla struttura insediativa che si è sviluppata negli ultimi decenni e che costituisce ormai il principale “connotato” paesaggistico di questi territori. Sono paesaggi dai lineamenti moderni in cui la tensione verso l’innovazione si avverte con maggiore intensità e in cui il conflitto tra forme ereditate dal passato e forme della contemporaneità produce a volte effetti di straniamento. Il fondovalle del Pescara presenta in particolare un continuum insediativo che fonde insieme nuclei insediativi storici e tessuti più recenti, secondo modalità dettate dall’opportunità e dalla particolarità delle situazioni contingenti. Gli usi e le attività sono prevalentemente residenziali e industriali, distribuite su una matrice di agricoltura in cui prevale il seminativo irriguo.

Nella geografia delle grandi cordigliere le tipologie di paesaggio individuabili mostrano una matrice comune: l’appartenenza all’Abruzzo montano. Il grande sistema morfologico dei massicci del Gran Sasso/Monti della Laga e Maiella/Morrone, molto ravvicinati al mare, costituiscono il carattere identitario prevalente dei paesaggi identificati: Gran Sasso/Monti della Laga (articolato nei versanti sud e nord); Maiella/Morrone; Monti Pizii.
L’”incombenza” di questo sistema morfologico sulla costa, dovuta alla sua percezione ravvicinata, ha storicamente impresso nell’immaginario degli abruzzesi della costa l’identità di una “montagna materna”, testimoniata anche dalla nota icona della cosiddetta “bella addormentata”, immagine percepita del profilo orientale della catena montuosa del Gran Sasso.
Il carattere morfologico-naturalistico dei paesaggi riconosciuti in questa geografia è inoltre confermato dalla costituzione dei due importanti parchi nazionali Gran Sasso/Monti della Laga e Maiella. Il paesaggio identitario Gran Sasso/Monti della Laga, articolato nei versanti teramano e aquilano, deve alla natura geologica dei suoi rilievi montuosi, calcare e dolomie per il Gran Sasso, arenarie e marne per i monti della Laga, i caratteri originali della sua morfologia, con pareti alte e frastagliate la prima, con forme arrotondate la seconda. La ricca biodiversità floristica e faunistica rappresenta un ulteriore elemento identitario di questo contesto territoriale, la cui rilevanza e integrità costituiscono i valori prevalenti, del resto già riconosciuti e tutelati dall’istituzione del parco.
Per il paesaggio identitario della Maiella/Morrone prevale il carattere simbolico; in particolare per la Maiella i significati di “appartenenza” e “vicinanza affettiva”, testimoniati anche dalla ricorrenza del suo nome nel linguaggio delle popolazioni locali (anche nelle imprecazioni dialettali), sono i significati di maggiore rilevanza per questo paesaggio. La figura di “Montagna Madre”, frequentemente associata alla Maiella, derivante anche dalla mitologia (dea Maja) rafforza il carattere di intimità esistente tra il massiccio e i territori circostanti. Gli usi antropici che storicamente hanno connotato questo paesaggio sono le attività dell’agricoltura e della pastorizia, i pascoli in particolare rappresentano uno degli ambienti più rappresentativi del contesto. Le attività dell’agricoltura, con le minute e diffuse sistemazioni dei suoli (macerine e muri a secco), costituiscono elementi caratteristici ed insieme un presidio territoriale che hanno garantito per secoli l’efficienza del sistema, oggi messo in crisi da dinamiche di abbandono. I centri storici rappresentano un altro carattere distintivo del paesaggio, con caratterizzazioni differenziate per le attività prevalenti in essi svolte: ad esempio il turismo termale di Caramanico Terme, il turismo invernale a Campo di Giove e a Pretoro, la produzione di pasta di qualità a Fara S. Martino, il turismo naturalistico di S. Eufemia a Maiella.
Il paesaggio dei monti Pizii, monti collegati alla Majella dai cosiddetti Altipiani Maggiori d'Abruzzo, pianori calcarei posti a circa 1250 m di altitudine, costituisce l’ambito più a sud della geografia delle grandi cordigliere, al confine con la regione Molise. Si caratterizza per la ricchezza di biodiversità con ampie coperture boschive e abbondanza di acque e rappresenta, anche per la sua funzione di cerniera con il Parco Nazionale Abruzzo/Lazio/Molise, un importante habitat per specie faunistiche rare e pregiate. Gli ambienti pregiati sono anche il motore per attività di valorizzazione turistica, come nel caso del centro montano attrezzato per lo sci di Pizzoferrato. Nel contesto, e in particolare a Castiglione Messer Marino, sono in atto importanti dinamiche di sviluppo per il settore della produzione di energia eolica che ha scatenato forti polemiche a livello nazionale, ponendo con forza il tema del rapporto tra qualità paesaggistiche e necessità di sviluppo di aree in condizioni di marginalità economica.

La tipologia di paesaggio dominante nella geografia delle conche e degli altopiani è il paesaggio degli altopiani montani, alle quote comprese tra i 1000 e i 1500 metri, i cui caratteri prevalenti sono conferiti dalle caratteristiche conformazioni geologiche e dagli insediamenti storici, densi di valori artistici e archeologici, oltre che culturali. La varietà e la ricchezza dei paesaggi degli altopiani è riconosciuta dal redigendo piano paesaggistico, insieme ai paesaggi collinari, come una delle risorse più significative per l’identità regionale.
Le immagini dominanti degli altopiani e delle conche sono alternate a quelle fluviali, urbane, montane e vallive, e determina l’articolazione nei paesaggi identitari dell’alta valle dell’Aterno; dell’Altopiano di Navelli; della Valle Peligna; dell’Altopiano delle Cinque Miglia-Monti della Meta; del Massiccio del Velino-Sirente e della Valle Subequana.
Questa parte della regione è sede per i primi popolamenti d’Abruzzo, come nel caso degli Equi, insediati nella valle Subequana. L’economia prevalentemente agro-silvo-pastorale è stata in passato il motore per lo sviluppo di numerosi abitati, alcuni dei quali di rilievo storico-artistico, oltre che per lo sviluppo della rete tratturale, che caratterizzava l’armatura territoriale di questo territorio.
Il paesaggio dell’Altopiano di Navelli, caratterizzato da un sistema di altopiani che separa i contrafforti meridionali del Gran Sasso dalla valle dell’Aterno e dal Sirente, ospita centri d’arte e storia di grande interesse. L’Altopiano di Navelli sorge in un territorio ricco di insediamenti di origine proto-storica ed ha costituito per secoli un posto-tappa sul tratturo L’Aquila-Foggia, come testimoniano le numerose chiese rinascimentali presenti nella piana. Il carattere dominante dato dalla geomorfologia è associato alla tradizione delle coltivazioni di qualità, in particolare dello zafferano.
Nel paesaggio del Massiccio del Velino Sirente, è dominante la presenza degli altopiani. In particolare l'Altopiano delle Rocche, caratterizzato da un sistema di altipiani posti a quote diverse (Altipiani di Rocca di Mezzo e di Ovindoli, Piani di Pezza, Piano del Sirente, Piano di Iano) circondati da alcune delle catene montuose più imponenti di tutto l'Appennino. Nella valle Subequana, che sorge sulle sponde dell’Aterno, il carattere dominante è la ricca presenza di beni storici, artistici, architettonici e archeologici, insieme alle memorie legate agli antichi popolamenti degli Equi. Nella Valle Peligna emergono il carattere morfologico ambientale della figura della conca, delilmitata dal fronte del Morrone, ed il ruolo di centralità esercitato dalla città di Sulmona sui territori circostanti.
Il paesaggio dell’Altopiano delle Cinque Miglia-Monti della Meta, questi ultimi costituiti da formazioni calcaree, ha nella compresenza delle vette montuose e dei cosiddetti “altopiani maggiori” il suo carattere dominante; tra questi ultimi un esempio di rilievo è costituito appunto dall’Altopiano delle Cinque Miglia, la cui immagine è tra le più note del paesaggio regionale. Importanti centri, come Roccaraso e Rivisondoli, mete del turismo invernale, e Pescocostanzo, meta del turismo fondato su arte e cultura, strutturano il paesaggio del contesto come un paesaggio in cui l’equilibrio tra figure emergenti (centri storici compatti) e figure di sfondo (boschi, pascoli e praterie) è uno dei valori fondanti l’identità regionale.

I paesaggi individuati nella geografia del Fucino e dei Campi Palentini sono dominati dalla imponente figura, fisica e simbolica, della piana agricola realizzata a seguito delle grandi operazioni di bonifica del lago del Fucino, condotte a partire dall’epoca romana e portati a termine a metà dell’Ottocento. Inoltre la presenza del Parco Nazionale Abruzzo/Lazio/Molise è da ritenere come una delle componenti strutturali più rilevanti nella connotazione e nella promozione dell’identità regionale. La figura della dominante naturalistica ha tra l’altro contribuito in modo sostanziale alla formazione della immagine-slogan ”Abruzzo regione verde d’Europa”.

La tipologia di paesaggio che identifica la piana del Fucino è quella del paesaggio agrario specializzato degli altopiani, mentre per il paesaggio del Parco Nazionale Abruzzo/Lazio/Molise la tipologia prevalente è quella del paesaggio dei parchi montani.
Tutta la geografia del Fucino e dei Campi Palentini è inoltre caratterizzata dalla appartenenza alle cosiddette terre marsicane, terre in cui prevale l’identità legata alla memoria delle antiche popolazioni dei marsi e in cui la storica autonomia dalle amministrazioni esterne portò, nei primi decenni del secolo scorso, gli abitanti di queste terre alla promozione di una nuova provincia, la "Provincia dei Marsi", con capoluogo Avezzano.
Il paesaggio dei Monti Simbruini/Ernici, al confine con il Lazio, è connotato dal fiume Liri e dalla valle Roveto, oltre che, naturalmente, dalla morfologia di versante dei monti Simbruini, che ad ovest costituiscono la quinta naturale dello scenario del paesaggio, la cui ricchezza in biodiversità ha determinato l’istituzione del Parco Naturale Regionale Monti Simbruini, Lazio.

Negli anni successivi all’elaborazione del PRP vigente, ovvero dalla metà degli anni ’80 ad oggi, si registra una progressiva intensificazione dei processi già avviati a partire dagli anni ’60, ma anche la comparsa di alcuni processi territoriali innovativi che influiscono sul paesaggio abruzzese.
In questi anni l’Abruzzo appare essere una regione in cui sfumano in misura crescente le profonde differenze spaziali che la caratterizzavano, e dove si diffondono i segni dell’omologazione che sta investendo tutto il Paese: “i paesaggi insediativi appaiono ovunque sempre più uguali: filamenti più o meno densi, ville, piccoli nuclei, situazioni di scalo, di frangia, habitat che si espandono e habitat che si contraggono…”. (Bianchetti, 2002). Peraltro la velocità con cui il paesaggio viene investito da tali processi di omologazione cambia in relazione alla natura dei diversi contesti territoriali: in alcuni, più reattivi, i cambiamenti sono estremamente rapidi; in altri, a maggiore inerzia, i cambiamenti sono meno visibili, ma ugualmente significativi, agendo più sul senso che sull’immagine fisica.

Con l’avvento della modernità, i paesaggi abruzzesi sono stati attraversati da forti pressioni di cambiamento, che si sono scontrate ovunque con la tenace permanenza di identità forgiate dal tempo. In alcuni casi i paesaggi hanno mantenuto sostanzialmente intatto il proprio profilo identitario sedimentato nelle lunghe durate. Sono i “luoghi della persistenza”, che si ritrovano prevalentemente nelle aree più inaccessibili del territorio regionale, nelle aree protette dei parchi nazionali e regionali, o nei paesaggi dei centri storici. Ma anche qui, inaspettatamente, possono apparire talvolta fattori di innovazione, come nel caso dell’emergente industria del vento. L’immagine di paesaggio “remoto” dei contesti montani, le cui matrici sono state impresse dai caratteri ambientali e storici, può venire repentinamente sconvolta dalla modernità delle macchine eoliche, o sottilmente alterata dai nuovi usi, come nel caso di Santo Stefano di Sessanio, dove le recenti forme di valorizzazione turistica hanno introdotto nuovi significati del paesaggio e ne hanno modificato la percezione nell’immaginario delle popolazioni.
In molti altri casi il paesaggio si è trasformato sensibilmente. In modo intensivo sulla costa, lungo le valli fluviali e nelle corone dei principali centri urbani; in modo tendenzialmente crescente sui versanti della prima fascia collinare, per effetto della sostituzione delle attività agricole con l’urbanizzazione; in modo ancora incipiente nelle aree interne, soprattutto in quelle toccate dalle autostrade e in prossimità del Lazio.

Osservando questi processi si conferma che il conflitto tra persistenze e innovazioni può essere a suo modo generatore di nuove identità. Nel considerare i valori del paesaggio da trattare attraverso la pianificazione, se ne dovrà tenere conto adeguatamente. La riconoscibilità del paesaggio abruzzese non va affidata soltanto ai grandi segni della natura e della storia, rimasti parzialmente integri nei secoli e oggi rappresentativi di un’identità fatta di vastità immote e fissate nel tempo, come controcampo alla modernità. Anche la storia recente di una società che ha saputo emanciparsi dal ritardo di sviluppo investendo sul potenziamento delle reti di comunicazione e sulle trasformazioni delle forme di uso del proprio territorio dovrà essere colta attraverso l’innovazione dei suoi paesaggi, altrettanto significativi anche se non proiettati verso il passato.
In fondo, ciò che colpisce dell’Abruzzo è proprio il coesistere a brevissima distanza di mondi radicalmente diversi, il tumulto della vita costiera rispetto al silenzio remoto delle sue vette montane, la vivacità effervescente dei nuovi luoghi del consumo e del turismo rispetto alla pacatezza delle tradizioni locali, la velocità degli attraversamenti rispetto alla lentezza dei ritmi di vita degli ambienti più radicati nella storia e nella natura.
L’identità del paesaggio non si costruisce solo attraverso il lascito del passato, ma anche con il riconoscimento della contemporaneità, che può aggiungere ricchezza di significati e nuove immagini in cui la società attuale possa riconoscersi più agevolmente.
Raccogliendo la sfida lanciata dalla Convenzione Europea, il piano dovrà interpretare anche i valori potenziali dei mutamenti in corso nel paesaggio, cercando di attribuire loro qualità e senso non diversamente da quanto si vuol fare per i paesaggi del passato.

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